L’inventario e le camere del convento della SS. Annunziata tra ‘600 e ‘700 (I)

In un Inventario delle Camere compilato tra 1696 e 1706 si trovano descritti gli ambienti del convento della SS. Annunziata. Li elenca innanzitutto un repertorio d’inizio:
– Il dormitorio della spezieria con 5 camere (numerate da I a V);
– (il dormitorio) del Nome di Gesù in mezzo alle scale;
– la forestieria di sopra;
– il dormitorio della Croce con 15 camere (da XIX a XXVII e da XXXXVIII a LIII);
– il dormitorio di Santa Caterina con 20 camere (da XXVIII a XXXXVII);
– il dormitorio di San Filippo con 18 camere (numerate da I a XVIII);
– il dormitorio della Madonna o infermeria con le camere del reggente, del p. lettore, del p. maestro dello Studio (di cui due numerate XI e X), le stanze per gli ortolani, la scuola del p. maestro di Studio;
– le Officine così divise:
arsenale di Santa Caterina,
arsenale della foresteria di sotto,
vestiario,
stanza dei contadini,
stanza e camera del portinaio,
camere dei contadini,
foresteria di sotto,
buratteria,
granaio,
cantina,
dispensa,
cucina,
refettorio,
stanza della cera,
stanza del deposito,
portaria del chiostro,
spezieria,
barberia e scaldatoio nuovo,
scaldatoio vecchio o fucina di fabbro,
infermeria,
professato,
noviziato”.

Ovviamente il repertorio è breve in quanto deve indicare solo la pagina di riferimento. Altre stanze invece sono descritti in modo più approfondito all’interno del registro, come ad esempio la camera 53 che era la “prigione” conventuale, arredata con “un paio di panchette con sue asse, un saccone diviso, una coltrice e piumaccio, un tavolino d’albero e uno scaffale d’albero”.
Anche l’infermeria è segnata con aggiunto un camerino, una sala e una cappellina con l’altare fornito del necessario per le celebrazioni liturgiche e con un quadro grande rappresentante San Giovanni Evangelista ...

La camera numero I, la prima del registro, era abitata dal p. Placido M. Bonfrizieri. L’inventario la descrive così:
“Letto d’albero con 6 mazze, saccone diviso trapuntato
2 materasse e capezzale di lana
1 guanciale di piuma
2 coltroni uno giallo e turchino et uno listrato e giallo
2 coperte di panno albagio et una di listrato da estate
1 piletta di maiolicha
1 crocifisso piccolo d’ottone in croce d’albero nera
1 altarino a cassettone con 3 tirafuori [cassetti], 6 mezze palle d’ottone, toppe e chiave e mostre d’ottone, dipintovi in tela il Salvatore nell’orto, filettato d’oro
1 spinetta [piccolo strumento musicale a tastiera] sopra un tavolino di noce con piedi quadri
1 tavolino di noce con piedi quadri
4 sgabelli e 2 ciscranne [sedie a braccioli o panche con schienale mobile]
1 seggetta d’accomodo con sue appartenenze
4 imagini sacre in carta stampate con suoi ornamenti, che due dipinti a misto e due puri
1 tenda alla turchesca con suo ferrro, serve alla finestra
1 tenda divisa all’arcoa di listrato turchina e gialla e ferri
1 tenda all’uscio simile, che va di sopra di listrato a fiamme
1 oriolo semplice a acqua
2 orioli a polvere, che uno d’ore 2, et uno d’un quarto
1 lucerna d’ottone all’usanza con tre lumi
1 bugia d’ottone
| 2 scaldini, che uno di rame e l’altro di terra
2 mezzine di terra pura
1 catinella di maiolica
3 chiavi all’uscio di camera con la controchiave.
Abita il venerabile padre baccelliere Placido M. Buonfrizieri.
[aggiunta] La robba che manca in detta camera è trasportata nella camera n. 21 dormitorio della Croce, dove è andato a abitare il detto p. ba(ccelliere).
Vi si mandò in detta camera un coltrone, un orinale doppio e veste, un veggio e guanciale da capo di lana”.

Nella camera del p. Placido, come del resto nelle altre dei frati, non si trovavano presenti armadi contenenti oggetti e focolari, alari, attizzatoi, legna e quindi nessun oggetto in più da conservare e nessun riscaldamento diffuso d’inverno salvo due scaldini che dovevano servire ad allieviare un poco il freddo.
Ne consegue che i frati di allora, anche i più insigni per dottrina o governo, conducevano vita austera e affrontavano i disagi con religiosità e desiderio di penitenza.

Del p. Placido Bonfizieri scrisse il sacerdote Luca Giuseppe Cerracchini (Fasti Teologali, 1738); integrarono altri autori.
Nacque a Firenze nel 1658, studiò a Pisa, prese l’abito religioso dei Servi di Maria nel convento di Monte Senario nel 1682 e visse sei anni di vita eremitica. Per motivi di salute, ritornò alla SS. Annunziata nel 1688, si laureò maestro in Sacra Teologia e venne incorporato all’Università di Firenze nel 1697. Ricoprì diversi incarichi nell’Ordine e nella diocesi; il granduca Cosimo III lo volle come suo legato alla Repubblica di Lucca.
Per 22 anni il p. Placido fu anche correttore della confraternita di San Filippo Benizi. Morì a Firenze il 17 settembre 1732, lasciando scritti di storia dell’Ordine, della SS. Annunziata e di ascetica tra i quali si cita un Compendium Tertii Tomi Annalium O.S.M. (1705-25), il Diario Sacro dell’Ordine dei Servi di Maria (1723); una Giunta di numero venti miracoli della SS. Annunziata di Firenze (1727); Maria compatita nei suoi dolori (1713 e 1719, con l’aggiunta della Corona dei dolori) e Poesie sacre (1716).

Il p. Placido ebbe una sorella, Caterina (v. G. L. Tonelli, Breve racconto, 1709 e il mio Cento e una storia, 2023). Nacque a Firenze l’11 novembre 1647 e ben presto, orfana dei genitori dovette occuparsi dei fratelli, mantenuti economicamente dal primogenito sacerdote Francesco, insegnante e confessore.
Si sposò ed ebbe due figli di cui uno morto bambino e l’altra diventata suora vallombrosana in San Salvi. Rimasta vedova ancora giovane, non si risposò e con gran cuore si interessò, oltre che della famiglia, di altri orfani e vedove, confortando fanciulle o donne sposate nelle loro tribolazioni. Iscritta al Terzo Ordine dei Servi frequentò assiduamente la SS. Annunziata, dove viveva il fratello Placido. Morì il 9 gennaio 1698 e venne sepolta nella cappella del SS. Crocifisso.

Paola Ircani Menichini, 11 settembre 2026. Tutti i diritti riservati.




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